lunedì, 30-05-2016 09:03

Presentata la Stagione di Prosa 2016/17 al Teatro della Fortuna.


Gabriel Garko

Gabriel Garko

FANOTEATRO, stagione della Fondazione Teatro della Fortuna realizzata in collaborazione con AMAT e con il contributo del Comune di Fano, della Regione Marche e del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo conferma per la stagione 2016/2017 la sua vocazione di luogo privilegiato per la proposta teatrale con un ricco cartellone che da ottobre ad aprile con sette titoli per ventuno serate di spettacolo ospita beniamini del pubblico, testi classici e contemporanei per un’esperienza teatrale a 360°.


L’inaugurazione dal 28 al 30 ottobre è affidata a Diamoci del tu, una commedia del 2012 divertente e profonda del pluripremiato drammaturgo canadese Norm Foster portata in scena da Anna Galiena ed Enzo Decaro, inedita coppia del teatro italiano diretta dalla sensibile regia di Emanuela Giordano. Si parla di letteratura, di retaggi familiari e di solitudine in questo spettacolo che con un linguaggio mai scontato, colto e ricco di un vivace umorismo, mette a nudo due personalità diverse - un uomo e una donna, una domestica e il suo datore di lavoro - e allo stesso tempo più simili di ciò che inizialmente appaiono.

Capolavoro di Agatha Christie, Dieci piccoli indiani trova la via della scena al Teatro della Fortuna dal 18 al 20 novembre nell’allestimento diretto dal regista spagnolo Ricard Reguant con l’interpretazione della grande Ivana Monti con Pietro Bontempo, Giulia Morgani, Massimiliano Giovannetti, Carlo Simoni, Mattia Sbragia, Leonardo Sbragia, Franco Graziosi, Luciano Virgilio e Caterina Misasi. Dieci piccoli indiani resta nella memoria universale una perfetta struttura letteraria capace di tenere il lettore con il fiato sospeso. Nel 1943 la Christie si accinge ad adattare il romanzo per il palcoscenico che rimase in cartellone a Broadway per 426 repliche. La versione qui proposta è stata un enorme successo sia a Madrid la scorsa stagione sia a Barcellona e “si adatta ai tempi e all’estetica del momento facendo godere il pubblico nella ricerca dell’enigma preparato dalla Signora Aghata” come afferma il regista Reguant.

Beniamino di tanto pubblico femminile, uomo di spettacolo e di cinema Gabriel Garko incontra il teatro in Odio Amleto, divertente commedia di Paul Rudnick in programma a FANOTEATRO dal 13 al 15 dicembre che lo vede insieme ad attori di grande maestria come Ugo Pagliai e Paola Gassman diretti dalla regia di Alessandro Benvenuti. Lo spettacolo porta in scena la storia di una star del piccolo schermo che, per rifarsi un look da attore impegnato, accetta di interpretare il personaggio shakespeariano in palcoscenico, ma spunta il fantasma del leggendario John Barrymore. Quando il protagonista riceverà la proposta di un nuovo ruolo importante in tv, con relativo compenso stellare e la prospettiva di una platea oceanica, si troverà a dover scegliere tra il nobile Shakespeare e la popolarità della televisione.

Dal 13 al 15 gennaio Alessandro Benvenuti torna a Fano in veste questa volta di protagonista de L’Avaro di Molière, un testo amaro e irresistibilmente comico, un’opera di bruciante modernità che riesce a essere un classico immortale e nello stesso tempo a raccontare il presente senza bisogno di trasposizioni o forzate interpretazioni. Con questo lavoro Ugo Chiti – che firma la regia - riprende il ricco filone di riscritture di classici per Arca Azzurra, innestando le vicende dei grandi classici nel linguaggio, forte, crudo, e a volte comicissimo che gli è proprio, scavando al fondo delle psicologie dei personaggi grazie anche alla grande cifra attoriale di Alessandro Benvenuti.

Una delle tragedie d’amore più note a livello universale, Romeo e Giulietta di William Shakespeare giunge sul palcoscenico del Teatro della Fortuna dal 3 al 5 febbraio al termine di una residenza di riallestimento. Proposto con la regia di Andrea Baracco, esponente di una generazione di registi che si sta imponendo con particolare interesse all’attenzione della critica e del pubblico, lo spettacolo vede tra i protagonisti Lucia Lavia (Giulietta), Antonio Folletto (Romeo) e Alessandro Preziosi nella parte di Mercuzio.

Uno dei più prestigiosi e popolari uomini di cultura e artisti della scena italiana, Moni Ovadia dal 31 marzo al 2 aprile è in scena con Il Casellante, spettacolo diretto da Giuseppe Dipasquale e tratto da un racconto di Camilleri ambientato in Sicilia. Con una lingua personale, originalissima, che calca e ricalca, in una divertita e teatralissima sinfonia di parlate una meravigliosa sicilitudine linguistica, fatta di neologismi, di sintassi travestita, di modi d’uso linguistico mutuati dal dialetto Camilleri narra qui la vicenda di una metamorfosi che disegna i tratti di una Sicilia arcaica e moderna, comica e tragica, ferocemente logica e paradossale ad un tempo. Il Casellante è il racconto delle trasformazioni del dolore della maternità negata e della guerra, ma è anche il racconto in musica – eseguita dal vivo - divertito e irridente del periodo fascista nella Sicilia degli anni quaranta.

Un cast d’eccezione composto da Umberto Orsini, Massimo Popolizio, che firma anche la regia, Alvia Reale e Elia Schilton sono in scena per la conclusione della stagione dall’11 al 13 apile con Il prezzo, testo di Arthur Miller che fotografa con spietata lucidità e amara compassione le conseguenze della devastante crisi economica avvenuta negli Stati Uniti nel ‘29. Figli di un padre che ha subito drammaticamente la crisi, due fratelli si incontrano dopo alcuni anni dalla sua morte per sgomberare un appartamento, che sta per essere demolito, in cui sono accumulati i mobili e gli oggetti raccolti dal padre nel corso della vita. Un vecchio broker è chiamato per stabilirne il prezzo. Da questo semplice spunto emergono tutte le incomprensioni e le menzogne che la paura della perdita improvvisa del benessere può esercitare su chi si dibatte nella crisi. Miller tratta il tema con la consueta maestria, mostrando un capolavoro che, pur venendo da lontano, conduce lo spettatore ai nostri giorni così pieni di incertezze.


Per informazioni: botteghino del Teatro (0721 800750 – 830742), AMAT 071 2072439.



DA VENERDÌ 28

A DOMENICA 30

OTTOBRE

DIAMOCI DEL TU




di Norm Foster

traduzione Danilo Rana

adattamento Pino Tierno

con Anna Galiena, Enzo Decaro

regia Emanuela Giordano

scene Andrea Bianchi

costumi Martina Piezzo

disegno luci Francesco Saverio De Iorio

produttore esecutivo Tiziana D’Anella

produzione M&F Production / Sanny Produzioni



Diamoci del tu è una commedia del 2012 del pluripremiato drammaturgo canadese Norm Foster. Un uomo e una donna convivono da anni sotto lo stesso tetto senza dividere affetti e intimità. E per una volta non parliamo di una coppia, ma di una domestica e del suo datore di lavoro. Lui fa quasi fatica a ricordare il nome della donna preso com'è da se stesso. È un romanziere famoso, o per lo meno lo è stato. Ora ci sorprende che all'improvviso si interessi alla vita di lei, come se volesse recuperare il tempo perduto o avesse semplicemente tempo da perdere. Di lei invece ci sorprende il linguaggio ironico, colto e beffardo. Il rapporto tra i due è inedito. Inizia quel giorno. Dopo decenni di "buongiorno" e "buonasera", di incombenze e comandi quotidiani, si scatena un serratissimo dialogo che ci provoca risate e curiosità. Eppure capiamo che si va oltre. Parlano, sfottono, domandano, rispondono ma intorno alle parole si consuma altro. E quello che non si dicono diventa altrettanto interessante, perché di non detti ce ne sono tanti. Il luogo è la casa di lui. Lo raccontiamo per segni netti e non descrittivi. Un mondo di ricchezza elegante, fredda, formale, da casa di prestigio ma senza anima. L'anima, il calore ce lo regalano le sottili tessiture di sguardi e svelamenti, di bisogni non dichiarati. Nasce una partitura preziosa per due attori che si mettono in gioco con sensibilità e intelligenza, dove la regia si concentra nel costruire un rapporto in cui progressivamente l'uno vive nel respiro dell’altro. In cui l'ascolto dell'altro diventa un punto di arrivo; un traguardo che in scena si sente… si tocca… si gode…

Emanuela Giordano



DA VENERDÌ 18

A DOMENICA 20

NOVEMBRE

DIECI PICCOLI INDIANI




due atti di Agatha Christie

traduzione Edoardo Erba

con [in ordine di entrata in scena]

Pietro Bontempo, Giulia Morgani, Massimiliano Giovannetti

Carlo Simoni, Mattia Sbragia, Ivana Monti, Leonardo Sbragia

Franco Graziosi, Luciano Virgilio, Caterina Misasi

progetto scenico Gianluca Ramazzotti e Ricard Reguant

regia Ricard Reguant

scene Alessandro Chiti

costumi Adele Bargilli

produzione Ginevra srl



Scritto nel 1936 e pubblicato nel 1939, Dieci piccoli indiani è considerato ancora oggi il capolavoro letterario di Agatha Christie, tanto che anche la cinematografia è piena di rimandi all’opera della scrittrice, basti pensare al film di René Clair con un cast d’epoca eccellente, oppure a tutti quei film successivi che adattavano il plot della storia a versioni più moderne. Ma Dieci piccoli indiani resta nella memoria universale una perfetta struttura letteraria capace di tenere il lettore con il fiato sospeso fino all’ultima pagina. Recentemente un sondaggio americano ha dichiarato che il romanzo è considerato universalmente il migliore in assoluto, posizionandosi al primo posto di tutte le vendite nel mondo, con poco più di 110.000.000 di copie vendute. Si è pertanto piazzato all'undicesimo posto nella classifica dei best-seller con più incassi della storia. Si conta che le opere di Aghata Chirstie siano tra le più lette in termini di cifre subito dopo quelle di Shakespeare. In Italia uscì per la prima volta nell'agosto 1946 con il titolo E poi non rimase nessuno, romanzo numero 10 della collana Il Giallo Mondadori, edita da Arnoldo Mondadori Editore.

Il libro fu originariamente pubblicato nel 1939 in Inghilterra come Ten Little Niggers (Dieci piccoli negri, o Dieci negretti), a richiamare il primo verso della filastrocca a cui si fa più volte riferimento nelle sue pagine: questa è in realtà una canzone americana, scritta nel 1868 da Septimus Winner e anch'essa pubblicata inizialmente come Ten Little Niggers e successivamente trasformata in Ten Little Indians. Per evitare di offendere la sensibilità dei cittadini di colore, il titolo del libro subì una prima variazione l'anno seguente, in occasione dell'uscita negli Stati Uniti: in questa circostanza, venne scelto come nuovo titolo l'ultimo verso della filastrocca, And Then There Were None, dato che nigger è utilizzato in America come termine dispregiativo. Anche in Italia la Arnoldo Mondadori Editore, prima casa editrice a pubblicare il romanzo (nel 1946), scelse la seconda versione, titolandolo E poi non rimase nessuno. Questo rimase fino al 1977, ma non piacque e così venne definitivamente cambiato con il più musicale Dieci piccoli indiani. Il nuovo titolo piacque ma non negli U.S.A. dove rimane, ancora oggi, And Then There Were None.

La storia è nota: Siamo nel 1939, l’Europa è alle soglie della guerra. Dieci sconosciuti per vari motivi sono state invitate su una bellissima isola deserta. Arrivati nelle camere, trovano affisse agli specchi una poesia, Dieci piccoli indiani. La filastrocca parla di come muoiono, uno dopo l'altro, tutti i dieci indiani. Una serie di morti misteriose infonde il terrore negli ospiti dell'isola, che iniziano ad accusarsi a vicenda fino ad arrivare ad una scioccante conclusione. L’assassino si nasconde tra di loro.

Forse il romanzo più cupo della scrittrice probabilmente a causa proprio degli echi della guerra che di li a poco si sarebbero fatti sentire. Ma è grazie a questa cupezza che la scrittrice da sfogo ad una vicenda piena di intrigo e suspense che trova il suo apice in un finale tra i più elettrizzanti e spiazzanti mai scritti. L’uso della filastrocca infantile, ribadisce il clima angosciante che pervade tutto il romanzo e che si manifesta tra i due poli contraddittori della colpa e dell’innocenza. La stessa filastrocca come definisce il critico inglese Falzon “è un’arma a doppio taglio:, aiuta a creare quell’atmosfera magica e surreale, quella regressione infantile verso una vacanza nell’irrazionale e, allo stesso tempo, scandisce, con il suo ritmo inesorabile, la minaccia di morte che incombe su ciascun personaggio. Tutti professionisti sicuri di se e della solida posizione sociale che viene messa in discussione dal preciso momento in cui sbarcano sull’isola”.

Nel 1943 la Christie si accinge ad adattare il romanzo per il palcoscenico che rimase in cartellone a Broadway per 426 repliche. L’opera teatrale differisce dal romanzo nel finale, in quanto, la Christie non voleva dare al pubblico un finale cosi altamente drammatico specie in quegli anni, cosi decise di cambiarlo con un lieto fine ma pensandolo oggi risulta un po’ deludente e frettolosamente pasticciato.

Per questo motivo per la prima volta nella storia della commedia e in accordo con la Aghata Christie limited, siamo riusciti ad ottenere il finale come nel romanzo del 1939 con lo stesso svolgimento mozzafiato che siamo certi incontrerà i favori del pubblico e renderà giustizia ad un adattamento operato dalla stessa Christie degno dei migliori drammaturghi teatrali.

La versione che vi presentiamo diretta dal regista spagnolo Ricard Reguant, è stata un enorme successo sia a Madrid la scorsa stagione sia a Barcellona, tutti i personaggi sono ben caratterizzati e delineati nelle loro profondità interiori. La stessa epoca del romanzo viene rispettata cosi da ambientarla nei suggestivi anni 40’ con una scenografia in stile Art-Decò, utilizzando i colori bianchi e neri, che darà certamente impatto visivo ad uno spettacolo che vede sul palcoscenico dieci protagonisti della scena italiana, per la prima volta tutti insieme, di varie generazioni e background artistici differenti.


Questa nuova versione teatrale si adatta ai tempi e all’estetica del momento facendo godere il pubblico nella ricerca dell’enigma preparato dalla Signora Aghata; questi dieci “piccoli indiani” bloccati nell’isola sono vittime o assassini? Questa è la stessa domanda che la scrittrice pone a se stessa mostrando al pubblico il lato nascosto di una classe borghese e aristocratica mischiati insieme in un’unica arena, rivelando le proprie carenze facendoli confrontare e sbranarsi per la sopravvivenza fino a diventare esseri volgari e ordinari. Sembra quasi una vendetta della stessa Christie verso una classe dirigente nella società inglese in cui la stessa scrittrice vive agiatamente e dalla quale vuole evadere costringendosi a diventare lei stessa la carnefice verso i suoi personaggi. Ricard Reguant



DA MARTEDÌ 13

A GIOVEDÌ 15

DICEMBRE

IO ODIO AMLETO




di Paul Rudnick

traduzione Ilaria Staino

adattamento Alessandro Benvenuti

con [in ordine alfabetico] Gabriel Garko e Ugo Pagliai

e con la partecipazione di Paola Gassman

e con Claudia Tosoni, Annalisa Favetti, Guglielmo Favilla

regia Alessandro Benvenuti

scene e costumi Carlo De Marino

produzione Ares Film e L’isola Trovata



Divertente commedia di Paul Rudnick, che porta in scena la storia di una star del piccolo schermo che, per rifarsi un look da attore impegnato, accetta di interpretare il personaggio shakespeariano in palcoscenico, ma spunta il fantasma del leggendario John Barrymore. Quando il protagonista riceverà la proposta di un nuovo ruolo importante in tv, con relativo compenso stellare e la prospettiva di una platea oceanica, si troverà a dover scegliere tra il nobile Shakespeare e la popolarità della televisione…


Andrew Rally, giovane stella di una serie televisiva recentemente cancellata, è appena arrivato con la sua agente immobiliare in quello che sarà il suo nuovo appartamento a New York City. Rally, originario di Los Angeles, è scoraggiato dagli orpelli gotici della vecchia casa. Il fatto che l'appartamento apparteneva al leggendario attore John Barrymore, fa ben poco per dissolvere le riserve di Rally. Egli è doppiamente disturbato, dal momento che sta anche per interpretare sul palcoscenico la difficile parte di Amleto, il ruolo reso famoso da Barrymore, lontano dallo scintillio di Hollywood. Rally e Dantine sono presto raggiunti dall’ agente di Rally, Lillian Troy, e la sua fidanzata, Deirdre McDavey. Troy, molti anni fa, ha avuto un breve flirt con Barrymore in questo appartamento. Eccitata, Dantine sostiene che lei è in grado di comunicare con gli spiriti dei defunti e suggerisce di convocare Barrymore per verificare l'affermazione di Lillian. Incoraggiato da Deirdre, Dantine inizia la seduta. Andrew viene incoraggiato a formulare una domanda da fare Barrymore, forse qualche consiglio per interpretare il ruolo di Amleto. Ma quando Andrew grida "Odio Amleto!" un fulmine illumina la stanza, gettando brevemente l'ombra del profilo di un uomo sul muro. Soltanto Andrew vede l'ombra. Dopo la seduta, Andrew e Deirdre sono soli nel vecchio appartamento. La loro conversazione si concentra, come spesso accade, sulla volontà di Deirdre di non fare sesso prima del matrimonio, con grande delusione di Andrew. Quando Deirdre si ritira per la notte nella camera da letto al piano superiore, Barrymore, splendente nel suo costume di Amleto, appare allo stordito Andrew. Barrymore spiega che si fa vedere ad ogni giovane attore che sta affrontando il ruolo di Amleto. Con l’aiuto di Barrymore, Andrew si cala completamente nella parte ma purtroppo, non va tutto bene. La prestazione di Andrew è debole.

Alla fine, Andrew riceve una nuova offerta televisiva rispetto alla possibilità di una vita sul palcoscenico…Si troverà quindi dinanzi ad un dilemma “amletico”!

DA VENERDÌ 13

A DOMENICA 15

GENNAIO

L'AVARO




di Molière

libero adattamento, ideazione spazio, costumi, regia Ugo Chiti

con Alessandro Benvenuti

e con Giuliana Colzi, Andrea Costagli, Dimitri Frosali

Massimo Salvianti, Lucia Socci, Paolo Ciotti, Gabriele Giaffeda, Desirée Noferini

musiche Vanni Cassori, Jonathan Chiti

ricerca e realizzazione costumi Giuliana Colzi

luci Marco Messeri

produzione Arca Azzurra Teatro

Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo

Regione Toscana, Comune di San Casciano Val di Pesa

in collaborazione con Festival Teatrale di Borgio Verezzi

si ringrazia Arteatro Gruppo - Montepulciano



Amaro e irresistibilmente comico, un’opera di bruciante modernità... L’avaro molieriano riesce a essere un classico immortale e nello stesso tempo a raccontarci il presente senza bisogno di trasposizioni o forzate interpretazioni. Dopo il successo del nostro Malato immaginario – votato dal pubblico dei teatri toscani, come miglior spettacolo della stagione 2014-15 - scegliamo ancora una volta Molière, ancora una volta nell’adattamento sempre rispettoso e spesso illuminante di Ugo Chiti, e aggiungiamo, nella parte del protagonista Arpagone, la grande cifra attoriale di Alessandro Benvenuti, al quale ci legano, oltre che una solida amicizia di lunga data, esperienze comuni di grandissimo spessore e successo quali il Nero Cardinale e una sempre più intensa attività di produzione dei suoi spettacoli. Con questo lavoro Ugo Chiti riprende il ricco filone di riscritture di classici per Arca Azzurra che ha visto messe in scena di grande impatto e di straordinario successo a partire dai due testi tratti dal Decameron di Boccaccio, fino alla Clizia Machiavelliana, e ai testi su l’Amleto e la Genesi, lavori che costituiscono vere e proprie punte di diamante nella storia della compagnia.

Chiti innesta le vicende dei grandi classici nel linguaggio, forte, crudo, e a volte comicissimo che gli è proprio e che diventa tutt’uno con le sue regie, scavando al fondo delle psicologie dei personaggi anche grazie alla assoluta corrispondenza dell’uso che fa della parola teatrale con il procedere delle sue messe in scena, del suo lavoro con gli attori, da quelli che hanno con lui una storia ormai più che trentennale ai giovani che di volta in volta sceglie per i suoi personaggi e che sa inserire mirabilmente in questo contesto di forte conoscenza e solidarietà tutta teatrale tipica dell’Arca Azzurra.

E anche nel caso di questo Avaro molieriano, anche grazie all’apporto del “primattore” Benvenuti, pur seguendo con grandissimo rispetto la vicenda, i tempi e la lettera del grande classico, il testo della riscrittura si plasma e si radica nel corpo degli attori della compagnia che del lavoro con il loro dramaturg fanno ancora la principale e la più intensa delle loro esperienze.



DA VENERDÌ 3

A DOMENICA 5

FEBBRAIO

RESIDENZA

DI RIALLESTIMENTO

ROMEO E GIULIETTA




di William Shakespeare

con Lucia Lavia, Antonio Folletto

e con Alessandro Preziosi nel ruolo di Mercuzio

regia Andrea Baracco

produzione Khora.teatro



Romeo e Giulietta è una delle tragedie d’amore più note a livello universale. La regia è di Andrea Baracco, esponente di una generazione di registi che si sta imponendo con particolare interesse all’attenzione della critica e del pubblico. Lo spettacolo ha per protagonisti Lucia Lavia (Giulietta), Antonio Folletto (Romeo) e Alessandro Preziosi nella parte di Mercuzio.


LUCIA LAVIA – Conseguita la maturità classica, nel 2010 debutta nel Malato immaginario di Molière. Nel 2011 al Festival Shakespeariano di Verona è protagonista, nel ruolo di Desdemona accanto a Franco Branciaroli, dell'Otello firmato da Nanni Garella. Nel 2012, sempre a fianco di Branciaroli, interpreta Ifigenia in Aulide di Mircea Eliade. Nella stagione 2012-2013 è Palma in Tutto per bene di Luigi Pirandello e in quella successiva è tra gli interpreti di Celestina, laggiù vicino alle concerie in riva al fiume, spettacolo diretto da Luca Ronconi. Nella stagione 2014-2015 è la Figliastra nei Sei personaggi in cerca d'autore con la regia di Gabriele Lavia. Nella stagione 2015-2016 è tra gli interpreti di Vita di Galileo di Bertolt Brecht ed è Luise Miller in Intrigo e amore di Friedrich Schiller. Sempre nella stagione 2015/2016 è Madame Bovary diretta da Andrea Baracco.

 

ANTONIO FOLLETTO - Ha esordito otto anni fa in una pièce su Massimo Troisi ed è il camorrista nell'attesissima nuova serie Gomorra 2 (targata Sky e ispirata al romanzo di Roberto Saviano). Diplomato all’Accademia d’Arte Drammatica Silvio d’Amico, Folletto ha al suo attivo otto spettacoli teatrali, sei fiction televisive e diversi film. Tra questi, L’attesa (2015) di Piero Messina accanto a Juliette Binoche, il film tv Sotto copertura di Giulio Manfredonia e Limbo di Lucio Pellegrini. Dopo Gomorra 2 di Stefano Sollima, lo attende la nuova serie Rai I bastardi di Pizzofalcone con la regia di Carlo Carlei.


ALESSANDRO PREZIOSI – Dopo la laurea in Giurisprudenza, frequenta l'Accademia dei Filodrammatici di Milano dove viene notato dal regista Antonio Calenda che gli affida il ruolo di Laerte in Amleto. Divenuto popolarissimo con la serie televisiva Elisa di Rivombrosa, interpreta Edmund nel Re Lear firmato da Calenda ed è protagonista di tanti allestimenti teatrali di successo: tra questi, Amleto, Cyrano de Bergerac e Don Giovanni, di questi ultimi due anche regista. Una decina i film interpretati e numerosi gli allestimenti teatrali che l’hanno visto nel ruolo di produttore.



DA VENERDÌ 31 MARZO

A DOMENICA 2

APRILE

IL CASELLANTE




di Andrea Camilleri, Giuseppe Dipasquale

con Moni Ovadia, Valeria Contadino, Mario Incudine

e con Sergio Seminara, Giampaolo Romania

e i musicisti Antonio Vasta, Antonio Putzu

regia Giuseppe Dipasquale

scene Giuseppe Dipasquale

musiche originali Mario Incudine

con la collaborazione di Antonio Vasta

costumi Elisa Savi

produzione Promo Music-Corvino Produzioni

Centro d’Arte Contemporanea Teatro Carcano

Comune di Caltanissetta


Il Casellante è, fra i racconti di Camilleri, uno dei più struggentemente divertenti del ciclo cosiddetto mitologico. Secondo a Maruzza Musumeci e prima de Il Sonaglio, questo racconto ambientato nella Sicilia di Camilleri, terra di contraddizioni e paradossi, narra la vicenda di una metamorfosi. Ma questa Sicilia è la Vigàta di Camilleri che diventa ogni volta metafora di un modo di essere e ragionare le cose di Sicilia.

Dopo il successo ottenuto dalle trasposizioni per il teatro de Il birraio di Preston, La concessione del telefono, che insieme a La Cattura, Troppu trafficu ppi nenti, La Signora Leuca, Cannibardo e la Sicilia costituiscono la drammaturgia degli ultimi anni, l’autore del romanzo e il regista dell’opera tornano nuovamente insieme per riproporre al pubblico teatrale nazionale una nuova avventura dai racconti camilleriani.

Una vicenda affogata nel mondo mitologico di Camilleri, che vive di personaggi reali, trasfigurati nella sua grande fantasia di narratore. Una vicenda emblematica che disegna i tratti di una Sicilia arcaica e moderna, comica e tragica, ferocemente logica e paradossale ad un tempo. Il Casellante è il racconto delle trasformazioni del dolore della maternità negata e della guerra, ma è anche il racconto in musica divertito e irridente del periodo fascista nella Sicilia degli anni Quaranta.

Il carattere affascinante di questo progetto, posto essenzialmente sulla novità del testo e della sua possibile realizzazione, si sposa tutt’uno con la possibilità di ricercare strade sempre nuove e diverse per la drammaturgia contemporanea.

La parola, ed il giuoco che con essa e di essa è possibile intraprendere, fa di questo testo un oggetto naturale da essere iniziato e elaborato all’interno di un’alchimia teatrale vitale e creativa.

Altro aspetto è quello della lingua di Camilleri. Una lingua personale, originalissima, che calca e ricalca, in una divertita e teatralissima sinfonia di parlate una meravigliosa sicilitudine linguistica, fatta di neologismi, di sintassi travestita, di modi d’uso linguistico mutuati dal dialetto che esaltano la recitazione di possibili attori pensati a prestare i panni al mondo dei personaggi camilleriani.

Giuseppe Dipasquale


DA MARTEDÌ 11

A GIOVEDÌ 13

APRILE

IL PREZZO




di Arthur Miller

traduzione Masolino D’amico

con Umberto Orsini, Massimo Popolizio

Alvia Reale, Elia Schilton

regia Massimo Popolizio

scena Maurizio Balò

costumi Gianluca Sbicca

luci Pasquale Mari

produzione Compagnia Umberto Orsini



Qual è "Il Prezzo"? È quello che ognuno di noi paga per vivere.

Due fratelli, di famiglia agiata, dopo il crollo finanziario del 1929, hanno assunto due posizioni completamente antitetiche. Uno, Victor, ha abbandonato gli studi nei quali brillava, si è arruolato in polizia per poter mantenere il padre caduto in miseria. L'altro, Walter, sottraendosi alle responsabilità familiari, ha proseguito gli studi ed è diventato un grande chirurgo. La nostra vita è ancorata alle scelte operate nel passato. In quelle scelte, sia pur condizionate in diversa misura, noi avevamo bene o male creduto, tanto è vero che le abbiamo fatte o subite. Ma col passare del tempo ciò che sembrava importante cambia, diventa a volte grottesco, a volte ridicolo, a volte tragico. È impossibile quindi per l'uomo distinguere in modo definitivo il bene dal male, perché tutto muta e, in questa fluidità dell'esistere, è illusorio porre le basi di un edificio morale che resista all'erosione del tempo. Miller affronta ne "Il Prezzo" il tema della conoscenza, una conoscenza non metafisica ma tutta terrena e umana. Come se la nostra vita, il nostro passato, analizzati nel presente, ci appaiono talvolta come un sogno o una storia che qualcuno ci abbia raccontato e dove la distinzione fra realtà e irrealtà è quasi impossibile. Commedia costruita per quattro caratteri che rappresentano uno spaccato di una società che non è solo americana ma nella quale ognuno di noi, oggi più che mai, può riconoscersi e perciò interrogarsi. Personaggi tondi, vivi, vulnerabili che, grazie alla sublime scrittura di Miller, ci trascinano in un mondo dove l'ironia livida, i dubbi, la cattiveria e l'incertezza riempiono lo spazio scenico che, nella sua immobilità, si presenta come un ring dove lo scontro avviene attraverso un intreccio di parole che rimbalzando da un lato all'altro e ti tolgono il respiro.


Ho accolto con grande entusiasmo la responsabilità di dirigere questa commedia di Arthur Miller che è stata scritta nel 1968 e che in Italia è praticamente inedita. È un'opera a mio avviso molto importante e che proprio in questi giorni viene riproposta negli Stati Uniti e in Inghilterra in occasione del decimo anniversario della morte dell'autore. Ma è importante perché riprende argomenti cari a Miller ed ad altri autori americani della seconda metà del novecento che hanno focalizzato sul tema della famiglia e del disagio legato a mutamenti storico-economici il loro interesse più appassionato. In questa commedia tutto ha un prezzo: le scelte, i ricordi, gli errori, le vittorie e le sconfitte. Ma quello che mi ha colpito di più in questo lavoro così ben strutturato nella sua alternanza di momenti divertenti e di momenti drammatici è stata la consistenza e lo spessore dei quattro personaggi che animano la storia. Un poliziotto di New York che deve vendere tutti i mobili accumulati da un padre che per anni si era isolato in un appartamento in cui questi oggetti erano accatastati e che a sedici anni dalla sua morte devono essere venduti perché l'edificio sta per essere abbattuto, una moglie con dei problemi di alcol e di depressione, un fratello che da anni ha fatto un suo percorso di successo perché ha saputo allontanarsi dalle conseguenze della crisi e col quale il poliziotto non ha contatti da più di dieci anni e che ricompare sulla scena proprio in occasione di questa vendita. E un quarto personaggio, un venditore di mobili usati, che dovrà stabilirne il prezzo. Un dialogo a volte divertente e caustico e a volte drammatico come in un dramma di O'Neil. Grazie anche ad uno sforzo produttivo raramente riscontrabile nel teatro privato ho potuto collaborare con i migliori artisti e professionisti del settore. Soprattutto ho avuto occasione di stare in scena con i colleghi che amo e di ripetere con Umberto quel sodalizio che ci ha legati per anni da L'uomo difficile fino a Copenaghen. È stata un'esperienza felice dirigerli perché essi parlano un linguaggio che ben conosco: quello del teatro di interpretazione. Massimo Popolizio



FANOTEATRO 2016/2017

CAMPAGNA ABBONAMENTI


Rinnovi
da mercoledì 21 a venerdì 30 settembre 2016
diritto di prelazione riservato agli abbonati della passata stagione teatrale con
conferma turno e posto


da sabato 1 a mercoledì 5 ottobre 2016

diritto di prelazione riservato agli abbonati della passata stagione teatrale con possibilità di
cambi turno e/o posto


Nuovi
da sabato 8 a sabato 15 ottobre 2016


Ogni persona può acquistare e rinnovare, in una sola volta, non più di quattro abbonamenti.
L’abbonamento è al portatore e può essere ceduto ad altra persona.

Per conservare il posto della passata stagione è necessario confermare l’abbonamento entro il 30 settembre. Entro il 5 ottobre è invece possibile usufruire del diritto di prelazione per il cambio di turno e/o posto.


Il costo degli abbonamenti non ha subito aumenti


ORARIO BOTTEGHINO in campagna abbonamenti

tutti i giorni 17.30 -19.30

mercoledì, sabato e domenica anche 10.30 – 12.30

Gli abbonamenti sono acquistabili solo presso il botteghino del Teatro della Fortuna.

 

BIGLIETTI

I biglietti di tutti gli spettacoli sono in vendita da mercoledì 19 ottobre 2016.


Inizio spettacoli: ore 21.00, domenica ore 17.00.


Botteghino Teatro della Fortuna

Piazza XX Settembre, 1 – 61032 Fano (PU)

tel. 0721.800750, fax 0721.827443

botteghino(at)teatrodellafortuna.it


AMAT

tel. 071 2075880